domenica 20 settembre 2009
Questo periodo di crisi economica è come un segno dei tempi, ci fa capire quanto sia importante la parola nella Bibbia: Atti 4,32 “La comunità dei credenti viveva unanime e concorde, e quelli che possedevano qualcosa non lo consideravano come proprio, ma tutto quello che avevano lo mettevano insieme.”
Ci eravamo lasciati con la promessa di riprendere gli incontri anche per la prossima stagione, trovandoci il giorno Mercoledì 23 Settembre ore 20,30 presso il centro Culturale di San Floriano.
Per questo primo incontro si offre una traccia, nel desiderio di arrivare insieme a stabilire il programma del nuovo ciclo:
1) Per le vacanze si era parlato di leggere “Esedra” e “Neemia”, si leggono in circa due ore, ed è un riepilogo di quanto fatto nella precedente stagione.
2) Alla ripresa si era parlato di completare la lettura dei libri storici ed in particolare “I PROFETI” .
3) Si ripropone la domanda: il metodo che abbiamo usato quest’anno, della lettura a casa e la successiva riflessione comunitaria, può andare bene ?
4) La frequenza degli incontri più o meno quindicinali e l’indicazione delle serate del Mercoledì è accettabile da tutti?
5) Riteniamo che possa essere rispettato l’orario dalle ore 20,30 alle ore 22,00 presso la sede del centro Culturale di S.Floriano o suggerisci altre soluzioni?
6) Si sottolinea che l’impegno e la presenza di ciascuno è importante non solo per se stessi ma è indispensabile anche per il funzionamento del gruppo . Con questo spirito sarebbe opportuno che ciascuno s’impegnasse ad invitare anche altri amici interessati.
7) Abbiamo incominciato a fissare gli argomenti trattati e renderli disponibili a chi è interessato attraverso l’inserimento in internet nel “Blog” (letturabibbiacastelfrancoveneto.blogspot.com) in cui è possibile inserire dei commenti.
8) E’ restata inevasa ancora l’idea di organizzare degli incontri con delle uscite di una giornata in luoghi interessanti che permettono un approfondimento del nostro cammino. Ci sono delle proposte?
Ciao a presto.
domenica 17 maggio 2009
I Libri delle Cronache
Incontro del 15 aprile 2009
I LIBRI DELLE CRONACHE
Sono presenti: Bepi, Ermanno, Loris, Marisa, Paul, Piero, e Olivo che coordina.
- Ma perché i libri delle Cronache ripetono gli avvenimenti che avevamo già letto nei libri di Samuele e dei Re?
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- Prima di essere scritta la Bibbia ha avuto una lunga tradizione orale. Il popolo di Dio ripeteva la narrazione dei grandi avvenimenti . Solo più tardi gli scrittori sacri hanno cercato di mettere insieme i racconti a costo anche di ripetizioni o di resoconti diversi dello stesso avvenimento. Ma come diciamo sempre, per comprenderne il messaggio, dobbiamo tener conto della Bibbia nel suo insieme.
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- Comunque anche le storie ripetute hanno sfumature diverse che ci aiutano a comprendere meglio. Per esempio nel primo Libro delle Cronache c’è all’inizio una bella preghiera in cui Davide esprime la sua gratitudine perché Dio ha avuto fiducia in lui, ha dato valore alle capacità umane, si è fidato pienamente della sua creatura, quasi che tutto dipendesse dall’uomo. E verso la fine del libro, Davide esprime ancora la sua preghiera di ringraziamento in cui tutto: ogni bene, ogni storia e ogni capacità umana solo da Dio dipende.
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- E’ un cammino che si ripercorre sempre: le strutture sia dello stato che della chiesa ritengono di avere la verità, di essere fondamentali, mentre nei libri delle Cronache non c’è struttura che tenga. Siamo nella settimana di Pasqua e la Resurrezione ci mostra che ogni cambiamento avviene nella persona e che Dio è tutto in tutti. Nell’Apocalisse vediamo che il ritorno di Cristo rifà la persona umana e insieme rifà il mondo. La persona può cambiare ed entrare più consapevolmente nella storia , anche Dio vi entra profondamente, ma può esservi estromesso. In Atti 2, Pietro dice: “Non ho né oro né argento, ma quello che ho te lo do” La chiesa è un segnale che Dio c’è e conduce l’umanità all’Apocalisse, ma il rapporto vero è tra la persona e Dio. La coscienza, formata dallo Spirito, è fondamentale ed è da ascoltare. Solo se invasi dallo Spirito Santo l’uomo e la donna giungono alla Resurrezione. E’ sempre più necessario non riferirsi alle strutture, alla lettera della legge, ma allo Spirito.
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- E il ruolo della comunità, allora?
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- E’ il mettere insieme tutto, “avevano tutto in comune”, la creazione,la realtà profonda della propria vita, senza esclusioni. La chiesa è il segno che si può fare comunità, senza che un popolo prevalga sugli altri, o una casta prevalga sulle altre, o che prevalga il potere: la legge di Dio è la fraternità.
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- In comunità e al servizio degli altri, ti spogli dall’egoismo, dal riferirti solo a te stesso.
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- Il nostro problema è che vogliamo avere a tutti i costi il successo, anche nella fede, vorremmo vedere realizzata la promessa, non si tratta di avere un risultato, ma di un modo nuovo di vivere. Anche nel Primo Testamento si capisce che la storia non è scritta dal vincitore. Quando il popolo d’Israele vuole copiare il re dagli altri popoli, c’è il fallimento. Così per noi, nel far morire il desiderio di dominare c’è sofferenza, ma porta frutti inaspettati. Mi sono lasciato coinvolgere dalla storia dei personaggi e dai loro conflitti come tra Saul e Davide. Davide si metteva in secondo piano rispetto a Dio, non così Saul. Anche per noi i riti, la preghiera, la stessa meditazione della Bibbia sono preparazioni ad essere con Dio. Un tempo, durante la Messa se c’era qualcosa che non rispondeva alle mie aspettative mi arrabbiavo. Ora vivo in pace perché tutto è una preparazione per il vero cammino.
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- Il termine vero è comunione. Per Giovanni la comunione è la lavanda dei piedi. Possiamo dire che Gesù ha fatto un’istituzione, ma perché fosse un mezzo di andare oltre. “Ascoltavano con assiduità l’insegnamento degli Apostoli” e l’insegnamento era la testimonianza di coloro, uomini e donne, che l’avevano seguito fin dalla Galilea e l’avevano visto risorto. E intanto “vivevano insieme e mettevano insieme tutto quello che avevano” come raccontano gli Atti.
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- Tornando alle Cronache rimango male ad apprendere che anche Salomone, con la sua sapienza, si è allontanato da Dio. Mi colpisce anche il forte senso del sacro che impregna il libro, specialmente là dove è scritto che i portatori dell’arca sono morti solo per averla toccata.
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- Si comprende anche che quando i re vanno in cerca della gloria cadono, mentre gli ultimi diventano i primi Ti fa pensare a una società ordinata dove ognuno è più portato per un compito grazie a una dote particolare avuta da Dio, ma questa dote dovrebbe essere messa a disposizione degli altri. A volte invece la nostra vita è così piena di lavoro che ti sembra di non avere neanche abbastanza tempo per la tua famiglia.
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- Ma tutto tende a un miglioramento. Anche la crisi attuale ci richiama a un consumo consapevole delle risorse.
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- Il Vangelo è un libro che ci insegna l’economia. Ma noi ne abbiamo colto più l’aspetto moralistico che l’invito a l’uso fraterno dei beni, più lo approfondiamo più comprendo quanto sia alternativo al nostro modo di vivere. Sui libri storici ho imparato quanto sia grande la pazienza di Dio. Il popolo voleva il re, Dio non era d’accordo, ma poi ha scelto Davide, il più piccolo della famiglia, che diviene un grande re. Ma da Salomone in poi, i re portano guerre e distruzioni e l’esilio per il popolo. E poi Dio li fa ritornare. E’ stato così anche nella mia vita, sono personalmente consapevole della pazienza infinita di Dio che porta anche a un rapporto filiale con Lui, all’accoglienza gioiosa della sua volontà. Leggendo la storia del popolo, scopri la tua storia. Dio è sempre presente sia che si manifesti nella maestà e nella solidità del tempio, sia che ti venga incontro quale “soffio leggero” come è stato per Elia. E anche noi dobbiamo portare questa amorevole pazienza verso gli altri.
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- E’ proprio la visione del mondo che dobbiamo cambiare, superando questo obbligo che sentiamo di non essere da meno degli altri, che ci fa adeguare a usi costumi con i quali non siamo d’accordo.
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- E’ un bene anche per i nostri figli. Nelle difficoltà ci si rende conto che verso di loro vale soprattutto la testimonianza
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- Infatti gli Apostoli sono Testimoni. Si diceva in passato chiesa docente e chiesa discente, mentre tutta la chiesa è chiamata ad essere umile come Gesù, tutta all’ascolto della sua Parola. La Resurrezione spezza tutte le differenze tra superiori e inferiori e instaura un rapporto di amore e di fraternità che è difficile da vivere. Comunque ognuno vive quello che in cui crede veramente.
Concludiamo l’incontro con la seguente proposta:
- mandare fin d’ora a tutti il resoconto di stasera
- leggere durante l’estate i libri di Esdra e Neemia, per poi riferirne nell’incontro di settembre
- iniziare poi insieme la lettura dei libri dei Profeti fino ad arrivare a Gesù
- ci rivediamo il 23 settembre 2009 presso il Centro Culturale di San Floriano
- una lettera d’invito ci ricorderà ora e data di incontro
Sintesi
A volte nei nostri incontri ci confidiamo la pesantezza di tanta parte dei libri del Primo Testamento e mostriamo l’ansia di arrivare al Vangelo con cui abbiamo più confidenza e che ci sembra più legato alla vita quotidiana. Ma ogni volta dobbiamo riconoscere che anche nei libri storici, il richiamo alla nostra vita è molto forte nonostante i millenni che ci separano. Abbiamo sempre anche oggi la tentazione di appoggiarci alle strutture senza esercitare la nostra responsabilità civile e religiosa. E’ un cammino che si ripercorre sempre: le strutture sia dello stato che della chiesa ritengono di avere la verità, di essere fondamentali, mentre nei libri delle Cronache non c’è struttura che tenga. Siamo nella settimana di Pasqua e la Resurrezione ci mostra che ogni cambiamento avviene nella persona e che Dio è tutto in tutti. La coscienza, formata dallo Spirito, è fondamentale ed è da ascoltare. Solo se invasi dallo Spirito Santo l’uomo e la donna giungono alla Resurrezione. E’ sempre più necessario non riferirsi alle strutture, alla lettera della legge, ma allo Spirito.
E così si costruisce anche la comunità che è il mettere insieme tutto, come i discepoli che “avevano tutto in comune”, La chiesa è il segno che si può fare comunità, senza che un popolo prevalga sugli altri, o una casta prevalga sulle altre, o che prevalga il potere: la legge di Dio è la fraternità.
Il nostro problema è che ricerchiamo a tutti i costi il successo, mentre si tratta di un modo nuovo di vivere.. Quando il popolo d’Israele vuole copiare il re dagli altri popoli, c’è il fallimento. Così per noi, nel far morire il desiderio di dominare c’è sofferenza, ma porta frutti inaspettati.
Quando i re vanno in cerca della gloria cadono, mentre gli ultimi diventano i primi. In una società ordinata dove ognuno mette la propria dote particolare a disposizione degli altri. A volte invece la nostra vita è così piena di lavoro che ti sembra di non avere neanche abbastanza tempo per la tua famiglia.
Sui libri storici si impara quanto sia grande la pazienza di Dio. Il popolo voleva il re, Dio non era d’accordo, ma poi ha scelto Davide, il più piccolo della famiglia, che diviene un grande re. Ma da Salomone in poi, i re portano guerre e distruzioni e l’esilio per il popolo. E poi Dio li fa ritornare. E’ spesso così anche nella nostra vita. Leggendo la storia del popolo, scopri la tua storia. Dio è sempre presente sia che si manifesti nella maestà e nella solidità del tempio, sia che ti venga incontro quale “soffio leggero” come è stato per Elia. E anche noi dobbiamo portare questa amorevole pazienza verso gli altri.
sabato 18 aprile 2009
Verbale n. 8 del 12/02/2009
Commmento al 2° libro di Samuele (capitoli 1-12)
(Ha utilizzato lo slogan : Change, I can (cambiare, io posso)
La bibbia invita a leggere la propria storia personale e la Storia più generale da una prospettiva diversa: si coglie ripetutamente l’indicazione ad operare nella quotidianità con la consapevolezza dei propri limiti ma anche con la speranza di un cambiamento, di una conversione possibile. E’ continuo l’invito ad andare più in là, a guardare oltre ….
La lettura della Bibbia può favorire una maggiore conoscenza di Gesù (l’Unto, il Consacrato, il Verbo, la Relazione), una maggiore consapevolezza della realtà umana, può aiutare a dare valore e significato alla vita di tutti i giorni.
mercoledì 28 gennaio 2009
Verbale n. 7 del 28/01/2009
Commento al 1° libro di Samuele (capitoli 16-31)
La lettura dei capitoli di 1 Samuele è stata una vera calamita per tutti noi. Una trama che ci ha presentato vari personaggi che contrappongono desiderio e rinuncia, gusto del potere e sacrificio, stoltezza e saggezza, inadempienza e ubbidienza. Insieme creano un dramma umano che sarebbe l’invidia di Shakespeare o dei sceneggiatori di Hollywood.
Ma questa non è una favola e la voglia di vedere come andrà a finire è ancora più intensa perché qui è in gioco la natura stessa della relazione uomo-uomo e come questa in fondo dipende dal rapporto uomo-Dio.
Nulla succede per caso, e la fine tragica di Saul è la conclusione di mille piccoli passi errati nel suo rapporto con Dio. Saul, il re degli Israeliti, si trova solo sul monte Gelboe mentre il suo popolo era dall’altra parte della valle a guardare la sua caduta definitiva; dopo la morte dei suoi figli dalla mano dei “non-circoncisi”, lui si toglie la vita. I Filistei “…tagliarono la testa di lui, lo spogliarono dell'armatura […], girando dovunque per dare il felice annunzio ai templi dei loro idoli e a tutto il popolo.” Ma il suo corpo viene recuperato da “uomini valorosi” che lo portano a Iabes dove lo bruciano. “Poi presero le ossa, le seppellirono sotto il tamarisco che è in Iabes e fecero digiuno per sette giorni.”
E’ significativo che sia la testa di Saul ad essere usata per “dare felice annunzio ai templi degli idoli” mentre il corpo viene salvato dall’indegno trattamento dei Filistei. La testa come luogo della ragione, della volontà, e della determinazione – tutte caratteristiche essenziali dell’uomo – portano però l’uomo verso l’autodistruzione se non vengono illuminati dalla piena fiducia nell’amore di Dio. Anche se era stato scelto da Dio a guidare gli Israeliti, lui era incostante ed insicuro nel suo rapporto con Dio e di conseguenza anche nel suo rapporto con il suo popolo.
Perché Dio ha scelto Saul? Nemmeno questo è un caso. Saul era figlio di un Beniaminita, un uomo importante; era alto e bello – “superava tutti dalla spalla in su.” E il popolo, che si era stancato dell’anziano Samuele, cercava un leader “che ci governi, come avviene per tutti i popoli”.
E come risponde Samuele, un uomo saggio e il prediletto di Dio? “Agli occhi di Samuele era cattiva la proposta perché avevano detto: ‘Dacci un re che ci governi.’ Perciò Samuele pregò il Signore.
Il Signore rispose a Samuele: ‘Ascolta la voce del popolo per quanto ti ha detto, perché costoro non hanno rigettato te, ma hanno rigettato me, perché io non regni più su di essi.’
Vediamo di nuovo questa incapacità del popolo di restare costante nel loro rapporto con Dio. Cercano un uomo forte che possa realizzare il loro sogno di essere sempre protetti, ricchi e superiori agli altri popoli. Questo sogno diventa una sorte di idolatria che naturalmente è incompatibile con un rapporto intimo con Dio. Oggi troviamo che quando un popolo si trova in un momento di crisi desidera un leader che con la forza possa riportare l’ordine – e cade facilmente nel fondamentalismo.
Da subito vediamo che Saul, nonostante le sue doti sociali e fisiche, non era un grande leader. Va in cerca degli asini di suo padre che si erano persi, e non riesce a trovarli. Stava per tornare a casa a mani vuote quando gli viene consigliato di cercare l’aiuto di Samuele. Ed è con questo incontro che gli viene fatta la promessa: “Lo spirito del Signore investirà anche te e ti metterai a fare il profeta […] e sarai trasformato in un altro uomo. Quando questi segni che ti riguardano saranno accaduti, farai come vorrai, perché Dio sarà con te.”
A Saul viene dato un inestimabile dono, ma allo stesso tempo una grande responsabilità. Lui si trova erede dello spirito di Abramo e Mosè . Per compiere fino in fondo la promessa di Dio e realizzare la sua trasformazione in un altro uomo, lui deve rinunciare all’uomo che cerca il riconoscimento del mondo, e mettersi pienamente al servizio del popolo e di Dio.
Saul però deve guardare Davide per capire questa lezione. Davide rappresenta di nuovo la vera scelta di Dio, che non guarda “all’ aspetto né all'imponenza della statura. […] non guarda ciò che guarda l'uomo. L'uomo guarda l'apparenza, il Signore guarda il cuore.” E dunque il più piccolo di otto fratelli, quello nemmeno considerato da suo padre, Iesse, viene elevato da Dio e consacrato da Samuele. E in quell’istante, “Lo spirito del Signore si era ritirato da Saul ed egli veniva atterrito da uno spirito cattivo, da parte del Signore.”
La punizione di Dio è severa ma è una conseguenza naturale della scelta di Saul: “La disubbidienza è grave come ricorrere a indovini, come ribellarsi, come la peggiore idolatria. Tu hai respinto la parola del Signore, il Signore ti respinge come re.” Ed è qui che inizia il lento annullamento del ego che Saul cercò di affermare nell’atto di disubbidienza.
Davide viene chiamato a placcare lo spirito maligno che sta tormentando Saul e lo fa con quello spirito umile e mite che permette di aprire il cuore al potere dell’amore di Dio. Saul viene conquistato dal carisma di Davide, il suo figlio Gionata diventa amico stretto di Davide, e Davide sposò anche sua figlia, Mikal. Ma ogni successo di Davide era per Saul un seme di invidia che si pianta in un terreno di profonda insicurezza. Questo è cresciuto in una ossessione che non poteva essere arrestata se non con la morte di Davide; ciò è la morte di un segno vivente della fedeltà.
Davide però rimane fedele a Dio e dunque fedele a se stesso. Ha un rispetto assoluto per il suo ruolo nella comunità, e dunque anche quando ha avuto l’occasione ben due volte di uccidere Saul e salvarsi, non lo fa perché era sempre il suo re: “Gridò ad Abner figlio di Ner e ai soldati di Saul: … Non ti sei comportato bene. Come è vero che il Signore vive, voi meritate tutti la morte, perché non avete fatto la guardia al vostro padrone, al re consacrato dal Signore.”
E’ la fedeltà alla promessa del Signore e la sua consacrazione che rendono Davide così sicuro di fronte ad ostacoli che per gli altri sono insormontabili: nell’affrontare Golia, Saul lo avverte in modo assolutamente ragionevole, “Tu non sei in grado di combattere contro quel Filisteo: sei ancora un ragazzo, mentre lui è un guerriero di lunga esperienza.” Ma Davide non ragiona con la logica dell’uomo: “Il Signore mi aveva salvato dagli artigli del leone e dell’orso, lui mi libererà anche dalla mano di questo Filisteo.”
Nel tentativo di non ridurre la Parola ad una favola, cerchiamo di riflettere sulla vita di Saul e Davide, la loro relazione con il popolo/comunità e la loro relazione con il ruolo che Dio gli aveva affidato. Ci chiediamo qual è la sorgente della nostra sicurezza; quali sono i Golia da abbattere nella nostra vita; quali sono gli ostacoli all’ubbidienza o all’ascolto – per esempio l’orgoglio o il desiderio di riconoscimento. Come gruppo vediamo come la Parola diventa vivente in quanto noi riusciamo ad avvicinare la Parola alla nostra vita.
mercoledì 24 settembre 2008
Verbale n. 1 del 24/09/2008
Ci troviamo dopo la pausa estiva, siamo quasi tutti (12 persone), mancano due persone.
Qualcuno esprime la mancanza degli incontri e la voglia di riprendere il cammino insieme.
All’ordine del giorno ci sono le otto domande del foglietto che ci è arrivato a casa tempestivamente. Tutti siamo concordi a continuare questo percorso di riflessione comunitaria, con frequenza più o meno quindicinale, il mercoledì dalle ore 20,30 alle ore 22,00.
Qualcuno fa notare che l’alternanza dei giorni, lunedì e mercoledì, gli facilitava la partecipazione..
Alcuni esprimono il desiderio di continuare con il Vecchio Testamento, ponendo più attenzione al contesto storico, perchè effettivamente è poco comprensibile la violenza descritta. Si propone di tentare anche un collegamento con il Nuovo Testamento.
Viene espressa la difficoltà di fare i “compiti per casa” perchè si sommano ad altri impegni che richiedono altrettanti “compiti per casa”.
Per quanto riguarda le uscite si possono organizzare, magari coinvolgendo anche il “gruppo donne” e il “gruppo famiglie” che fanno un percorso molto simile, anche per tentare di fare più comunione.
Si propone di inserire sul sito internet di San Floriano l’esperienza sulla lettura popolare della Bibbia. Dobbiamo però pensare in quale modo e quale collegamento fare per evitare che sia una cosa a sé, ma un’esperienza della comunità.
Possiamo sempre impegnarci personalmente proponendo e coinvolgendo qualcuno che conosciamo: sai mai che voglia provare l’esperienza ?!!
lunedì 18 ottobre 2004
Chi siamo
Siamo un gruppo di amici di S.Floriano, Castelfranco, Salvatronda, S.Andrea O/M,…..
Ci troviamo con cadenza circa quindicinale a leggere la Bibbia, presso il centro culturale di S.Floriano, ex scuole vecchie.
Abbiamo iniziato Lunedì 18 Ottobre 2004.
Abbiamo letto i seguenti libri del Vecchio Testamento: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio.
Attualmente stiamo leggendo Giosuè.
Seguiremo con Giudici, Rut, Samuele 1 e 2, Re, poi passeremo al Nuovo Testamento.
Nel primo incontro, dopo la pausa estiva di Agosto 2008, abbiamo pensato di fissare gli argomenti trattati e renderli disponibili a chi è interessato attraverso l’inserimento nel “sito internet” di S.Floriano.
Questo per poter condividere l’immensa gioia che Dio ci dona.
Abbiamo constatato che:
la Bibbia:
- ti cambia la vita: la tua vita e’ preziosa, hai una missione da compiere;
- e’ un fascio di luce che si proietta nella tua vita;
- ti da’ un’alternativa alla cultura dominante e ti fa riscoprire la tua “coscienza”;
- ti fa cambiare mentalita’: “se credi l’impossibile sara’ fatto”;
- ti fa decidere qual’e’ la strada che dio ti indica: “per la mia vita che decisione prendo ?”;
- ti mette a confronto con cosa vuoi essere, non con cosa sei o con cosa sei stato;
- ti fa maturare e ti insegna ad essere “creativo” e non ripetitivo: e’ l’attrattiva che ti fa crescere e “ti libera”;
- ti insegna ad avere “fiducia”: l’altro si presenta a te come motivo di fiducia, se hai fiducia “sposti le montagne”;
- ti mette nella condizione di ascolto della parola di dio – “scoltame” – e ti insegna ad accettare quello che l’altro ti porta, ti fa entrare nell’intimita’ dell’altro;
- ti insegna a cogliere la presenza di dio nei “segni”;
- ti fa capire che la tua vita ha un senso nella misura in cui la offri.