Lettura popolare della Bibbia
Incontro del 15 aprile 2009
I LIBRI DELLE CRONACHE
Sono presenti: Bepi, Ermanno, Loris, Marisa, Paul, Piero, e Olivo che coordina.
- Ma perché i libri delle Cronache ripetono gli avvenimenti che avevamo già letto nei libri di Samuele e dei Re?
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- Prima di essere scritta la Bibbia ha avuto una lunga tradizione orale. Il popolo di Dio ripeteva la narrazione dei grandi avvenimenti . Solo più tardi gli scrittori sacri hanno cercato di mettere insieme i racconti a costo anche di ripetizioni o di resoconti diversi dello stesso avvenimento. Ma come diciamo sempre, per comprenderne il messaggio, dobbiamo tener conto della Bibbia nel suo insieme.
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- Comunque anche le storie ripetute hanno sfumature diverse che ci aiutano a comprendere meglio. Per esempio nel primo Libro delle Cronache c’è all’inizio una bella preghiera in cui Davide esprime la sua gratitudine perché Dio ha avuto fiducia in lui, ha dato valore alle capacità umane, si è fidato pienamente della sua creatura, quasi che tutto dipendesse dall’uomo. E verso la fine del libro, Davide esprime ancora la sua preghiera di ringraziamento in cui tutto: ogni bene, ogni storia e ogni capacità umana solo da Dio dipende.
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- E’ un cammino che si ripercorre sempre: le strutture sia dello stato che della chiesa ritengono di avere la verità, di essere fondamentali, mentre nei libri delle Cronache non c’è struttura che tenga. Siamo nella settimana di Pasqua e la Resurrezione ci mostra che ogni cambiamento avviene nella persona e che Dio è tutto in tutti. Nell’Apocalisse vediamo che il ritorno di Cristo rifà la persona umana e insieme rifà il mondo. La persona può cambiare ed entrare più consapevolmente nella storia , anche Dio vi entra profondamente, ma può esservi estromesso. In Atti 2, Pietro dice: “Non ho né oro né argento, ma quello che ho te lo do” La chiesa è un segnale che Dio c’è e conduce l’umanità all’Apocalisse, ma il rapporto vero è tra la persona e Dio. La coscienza, formata dallo Spirito, è fondamentale ed è da ascoltare. Solo se invasi dallo Spirito Santo l’uomo e la donna giungono alla Resurrezione. E’ sempre più necessario non riferirsi alle strutture, alla lettera della legge, ma allo Spirito.
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- E il ruolo della comunità, allora?
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- E’ il mettere insieme tutto, “avevano tutto in comune”, la creazione,la realtà profonda della propria vita, senza esclusioni. La chiesa è il segno che si può fare comunità, senza che un popolo prevalga sugli altri, o una casta prevalga sulle altre, o che prevalga il potere: la legge di Dio è la fraternità.
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- In comunità e al servizio degli altri, ti spogli dall’egoismo, dal riferirti solo a te stesso.
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- Il nostro problema è che vogliamo avere a tutti i costi il successo, anche nella fede, vorremmo vedere realizzata la promessa, non si tratta di avere un risultato, ma di un modo nuovo di vivere. Anche nel Primo Testamento si capisce che la storia non è scritta dal vincitore. Quando il popolo d’Israele vuole copiare il re dagli altri popoli, c’è il fallimento. Così per noi, nel far morire il desiderio di dominare c’è sofferenza, ma porta frutti inaspettati. Mi sono lasciato coinvolgere dalla storia dei personaggi e dai loro conflitti come tra Saul e Davide. Davide si metteva in secondo piano rispetto a Dio, non così Saul. Anche per noi i riti, la preghiera, la stessa meditazione della Bibbia sono preparazioni ad essere con Dio. Un tempo, durante la Messa se c’era qualcosa che non rispondeva alle mie aspettative mi arrabbiavo. Ora vivo in pace perché tutto è una preparazione per il vero cammino.
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- Il termine vero è comunione. Per Giovanni la comunione è la lavanda dei piedi. Possiamo dire che Gesù ha fatto un’istituzione, ma perché fosse un mezzo di andare oltre. “Ascoltavano con assiduità l’insegnamento degli Apostoli” e l’insegnamento era la testimonianza di coloro, uomini e donne, che l’avevano seguito fin dalla Galilea e l’avevano visto risorto. E intanto “vivevano insieme e mettevano insieme tutto quello che avevano” come raccontano gli Atti.
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- Tornando alle Cronache rimango male ad apprendere che anche Salomone, con la sua sapienza, si è allontanato da Dio. Mi colpisce anche il forte senso del sacro che impregna il libro, specialmente là dove è scritto che i portatori dell’arca sono morti solo per averla toccata.
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- Si comprende anche che quando i re vanno in cerca della gloria cadono, mentre gli ultimi diventano i primi Ti fa pensare a una società ordinata dove ognuno è più portato per un compito grazie a una dote particolare avuta da Dio, ma questa dote dovrebbe essere messa a disposizione degli altri. A volte invece la nostra vita è così piena di lavoro che ti sembra di non avere neanche abbastanza tempo per la tua famiglia.
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- Ma tutto tende a un miglioramento. Anche la crisi attuale ci richiama a un consumo consapevole delle risorse.
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- Il Vangelo è un libro che ci insegna l’economia. Ma noi ne abbiamo colto più l’aspetto moralistico che l’invito a l’uso fraterno dei beni, più lo approfondiamo più comprendo quanto sia alternativo al nostro modo di vivere. Sui libri storici ho imparato quanto sia grande la pazienza di Dio. Il popolo voleva il re, Dio non era d’accordo, ma poi ha scelto Davide, il più piccolo della famiglia, che diviene un grande re. Ma da Salomone in poi, i re portano guerre e distruzioni e l’esilio per il popolo. E poi Dio li fa ritornare. E’ stato così anche nella mia vita, sono personalmente consapevole della pazienza infinita di Dio che porta anche a un rapporto filiale con Lui, all’accoglienza gioiosa della sua volontà. Leggendo la storia del popolo, scopri la tua storia. Dio è sempre presente sia che si manifesti nella maestà e nella solidità del tempio, sia che ti venga incontro quale “soffio leggero” come è stato per Elia. E anche noi dobbiamo portare questa amorevole pazienza verso gli altri.
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- E’ proprio la visione del mondo che dobbiamo cambiare, superando questo obbligo che sentiamo di non essere da meno degli altri, che ci fa adeguare a usi costumi con i quali non siamo d’accordo.
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- E’ un bene anche per i nostri figli. Nelle difficoltà ci si rende conto che verso di loro vale soprattutto la testimonianza
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- Infatti gli Apostoli sono Testimoni. Si diceva in passato chiesa docente e chiesa discente, mentre tutta la chiesa è chiamata ad essere umile come Gesù, tutta all’ascolto della sua Parola. La Resurrezione spezza tutte le differenze tra superiori e inferiori e instaura un rapporto di amore e di fraternità che è difficile da vivere. Comunque ognuno vive quello che in cui crede veramente.
Concludiamo l’incontro con la seguente proposta:
- mandare fin d’ora a tutti il resoconto di stasera
- leggere durante l’estate i libri di Esdra e Neemia, per poi riferirne nell’incontro di settembre
- iniziare poi insieme la lettura dei libri dei Profeti fino ad arrivare a Gesù
- ci rivediamo il 23 settembre 2009 presso il Centro Culturale di San Floriano
- una lettera d’invito ci ricorderà ora e data di incontro
Sintesi
A volte nei nostri incontri ci confidiamo la pesantezza di tanta parte dei libri del Primo Testamento e mostriamo l’ansia di arrivare al Vangelo con cui abbiamo più confidenza e che ci sembra più legato alla vita quotidiana. Ma ogni volta dobbiamo riconoscere che anche nei libri storici, il richiamo alla nostra vita è molto forte nonostante i millenni che ci separano. Abbiamo sempre anche oggi la tentazione di appoggiarci alle strutture senza esercitare la nostra responsabilità civile e religiosa. E’ un cammino che si ripercorre sempre: le strutture sia dello stato che della chiesa ritengono di avere la verità, di essere fondamentali, mentre nei libri delle Cronache non c’è struttura che tenga. Siamo nella settimana di Pasqua e la Resurrezione ci mostra che ogni cambiamento avviene nella persona e che Dio è tutto in tutti. La coscienza, formata dallo Spirito, è fondamentale ed è da ascoltare. Solo se invasi dallo Spirito Santo l’uomo e la donna giungono alla Resurrezione. E’ sempre più necessario non riferirsi alle strutture, alla lettera della legge, ma allo Spirito.
E così si costruisce anche la comunità che è il mettere insieme tutto, come i discepoli che “avevano tutto in comune”, La chiesa è il segno che si può fare comunità, senza che un popolo prevalga sugli altri, o una casta prevalga sulle altre, o che prevalga il potere: la legge di Dio è la fraternità.
Il nostro problema è che ricerchiamo a tutti i costi il successo, mentre si tratta di un modo nuovo di vivere.. Quando il popolo d’Israele vuole copiare il re dagli altri popoli, c’è il fallimento. Così per noi, nel far morire il desiderio di dominare c’è sofferenza, ma porta frutti inaspettati.
Quando i re vanno in cerca della gloria cadono, mentre gli ultimi diventano i primi. In una società ordinata dove ognuno mette la propria dote particolare a disposizione degli altri. A volte invece la nostra vita è così piena di lavoro che ti sembra di non avere neanche abbastanza tempo per la tua famiglia.
Sui libri storici si impara quanto sia grande la pazienza di Dio. Il popolo voleva il re, Dio non era d’accordo, ma poi ha scelto Davide, il più piccolo della famiglia, che diviene un grande re. Ma da Salomone in poi, i re portano guerre e distruzioni e l’esilio per il popolo. E poi Dio li fa ritornare. E’ spesso così anche nella nostra vita. Leggendo la storia del popolo, scopri la tua storia. Dio è sempre presente sia che si manifesti nella maestà e nella solidità del tempio, sia che ti venga incontro quale “soffio leggero” come è stato per Elia. E anche noi dobbiamo portare questa amorevole pazienza verso gli altri.
domenica 17 maggio 2009
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